Presentazione

ORGANISMO PASTORALE

La Caritas diocesana è l’organismo pastorale, presieduto dal Vescovo, per favorire l’attuazione del precetto evangelico della carità nella comunità diocesana e nelle singole comunità parrocchiali. Il funzionamento della Caritas è coordinato da un Direttore e da un vice-direttore coadiuvati da una Commissione. Attività e funzionamento saranno ulteriormente definiti da apposito statuto emanato dal Vescovo diocesano.

OBIETTIVI

In particolare, la Caritas diocesana persegue gli obiettivi di sensibilizzare la Diocesi, i vicariati, le comunità parrocchiali e i singoli cristiani al senso della carità mediante un’opera formativa e culturale di approfondimento, di motivazioni e convinzioni. Sollecita le comunità e i credenti al dovere di promuovere attività caritative e assistenziali. Mantiene un rapporto informativo e collaborativo con gli Uffici diocesani di pastorale e promuove la costituzione e il funzionamento delle Caritas parrocchiali, inter parrocchiali, vicariali. Studia i bisogni e le risorse presenti nella comunità diocesana e in quelle parrocchiali e favorisce la formazione del personale proprio, sia professionale che volontario e delle realtà dipendenti dalla Diocesi e dalle parrocchie, istituendo corsi e scuole. Organizza inoltre interventi di emergenza in caso di pubblica calamità e contribuisce allo sviluppo umano e sociale di altri paesi con interventi economici e prestazioni di servizi. Promuove la conoscenza dell’obiezione di coscienza all’uso delle armi, del servizio civile, curando le proprie comunità di obiettori di coscienza; favorisce una cultura della pace e della mondialità, sensibilizzando all’impegno sociale e mantiene rapporti informativi e collaborativi con enti e istituzioni pubbliche e private, che operano nel settore socio-sanitario presenti nel territorio.

Presidente:
S.E. Rev.ma. Mons. Guglielmo Borghetti, Vescovo
Direttore:
Sac. Alessio Roggero
Vice Direttore:
Can. Edmondo Bianco
Addetto:
Diacono Carlo Brilla
Segretaria:
Sig.ra Antonella Bellissimo

 

IL METODO PASTORALE

Dall’esperienza di Caritas Italiana, in modo evidente, ed è stato rielaborato poi, uno specifico metodo pastorale, quale stile proprio di approccio alla realtà (poveri, Chiesa, mondo) caratterizzante l’organismo. Il metodo definisce “il modo di fare Caritas” ed è basato su:

  1. L’ascolto come capacità di entrare in relazione
  2. L’osservazione come capacità di interrogarsi, di ricercare, di riflettere
  3. Il discernimento come capacità di scegliere
  4. L’animazione come capacità di promuovere nei singoli e nella comunità forme progressive e diffuse di responsabilità e impegno.

Si è giunti, infine, a comprendere che la stessa Caritas diocesana agisce sviluppando questa funzione di animazione coniugando emergenza e quotidianità, cioè tentando di portare un cambiamento educando (funzione prevalentemente pedagogica) attraverso percorsi educativi (pedagogia dei fatti), insiemi organici di incontro, di formazione, di servizio, di condivisione.

COLLETTA ANNUALE

Con decreto del 15 settembre 2019, S.E. Mons. Guglielmo Borghetti ha stabilito che nella diocesi di Albenga-Imperia nella quarta domenica di Quaresima si effettui la colletta della “Quaresima di Carità”, le offerte raccolte andranno a sostegno della Caritas Diocesana. L’offerta diocesana una volta raccolta va integralmente versata all’ufficio economato della Curia diocesana come stabilito dal canone 1266 CJC.

FONDI CARITATIVI 8Xmille

L’8Xmille è la quota di imposta sui redditi soggetti IRPEF, che lo Stato italiano distribuisce, in base alle scelte effettuate nelle dichiarazioni dei redditi, fra sé stesso e le confessioni religiose che hanno stipulato un’intesa. È stata introdotta dall’art. 47 della legge n.222 il 20 maggio 1985. La somma ricevuta dalla Chiesa cattolica deve essere impiegata “per esigenze di culto della popolazione, sostentamento del clero, interventi caritativi a favore della collettività nazionale o di paesi del terzo mondo”, così come previsto dall’art. 48 della L. 222/1985. Ogni anno la Conferenza Episcopale Italiana assegna alle Diocesi una quota dell’’8Xmille versata in agosto su due C/C dedicati (Culto e Pastorale / Interventi Caritativi); spetta ai Vescovi Diocesani decidere la parte dei fondi caritativi da utilizzare per le attività della Caritas Diocesana.

LAVORARE A PROGETTO E L’IMPORTANZA DELLA COLLABORAZIONE

Le concrete azioni di solidarietà possono assumere una molteplicità di forme e di proposte, alcune possono essere opere articolate che richiedono un significativo investimento economico, con l’impiego di fondi che possono essere messi a disposizioni da Caritas Italiana, da Enti o Privati. La ricerca dei fondi necessari e il loro ottimale utilizzo sono legati alla capacità di “operare a progetto” e di “collaborare”.

“Qualsiasi progetto nasce da un’idea, una intuizione, una presa di coscienza individuale o di gruppo, dalla necessità di risolvere un problema per il quale non ci sono o non sembrano esserci soluzioni facili … Se da un lato l’idea di partenza è spesso accompagnata dall’entusiasmo, dall’altro progettare significa fermarsi a riflettere e organizzare” (cfr. Caritas Italiana Breve guida per la progettazione)

In primo luogo c’è la percezione del bisogno sociale che rilevano gli operatori della carità, i collaboratori, i volontari, ed emerge dagli utenti stessi, ecc.  a seguire è necessario approfondire l’intuizione iniziale, attivando una serie di azioni volte a verificare che il bisogno percepito corrisponda effettivamente ad un’esigenza sociale reale del territorio. Per avviare un percorso di analisi del bisogno e delle risorse che si possono far convergere per dare una risposta, è utile lo strumento dell’Osservatorio Diocesano delle Povertà e delle Risorse. Esso raccoglie informazioni e dati quantitativi che permettono di verificare la sussistenza del bisogno individuato e come provare a colmarlo.

“Un progetto può essere paragonato infatti ad un ponte lanciato tra la realtà di un dato momento e il cambiamento da raggiungere. Attivare un progetto non è dunque una impresa solitaria: chi decide di lavorare per progetti deve imparare a lavorare in gruppo, rifuggendo dalla tentazione di fare tutto da soli nella convinzione, talvolta legittima ma insidiosa, di “fare meglio e prima”. I progetti non condivisi possono essere perfetti ma possono avere grandi difficoltà di attuazione proprio perché gli operatori, i volontari e i destinatari non sono stati precedentemente coinvolti. Il passaggio dall’idea al progetto, dunque, presuppone un confronto più ampio, poiché non sempre una buona idea è facilmente traducibile in obiettivi operativi”. (cfr. Caritas Italiana Breve guida per la progettazione)

Una volta verificata l’oggettività e la concretezza del bisogno sociale, si prendono contatti per attivare una rete di partner progettuali con i quali impostare un progetto in rete, declinato in azioni e interventi che possano sostenere i soggetti fragili o svantaggiati. Questa impostazione rappresenta – in ottica sia valutativa sia di impegno delle risorse, per loro natura scarse e limitate – un fattore decisivo per il successo, la qualità e la sostenibilità dei progetti.

La collaborazione per l’ideazione e la gestione di un progetto comune (partnership) è da più parti promossa e considerata vincente. Il principio di collaborazione a progetto è sostenuto da vari anni da Caritas Italiana e lo troviamo descritto nella relazione operativa del 2006 ai programmi del Fondo Sociale Europeo 2007/2013 (cfr. Il principio di partnership):

“Sottendono il principio della partnership due idee fondamentali: In primo luogo, l’esperienza che le odierne sfide e le odierne opportunità per quanto riguarda l’occupazione, l’inclusione sociale e l’apprendimento sono diventate troppo complesse ed interdipendenti perché un’istituzione possa da sola darvi una risposta efficace. (…) In secondo luogo, il riconoscimento che la crescita economica e la capacità di far fronte al mutamento sociale ed economico dipendono non solo dalla quantità di capitale naturale e fisico disponibile e dalla qualità del capitale umano accessibile, ma anche dal “capitale sociale” sviluppato”.

È possibile, tra diversi schemi e formulari, astrarre alcune categorie o elementi di fondo che compongono il “ciclo” della progettazione, senza i quali non è possibile parlare di progetto:

    1. effettuare una accurata analisi del contesto
    2. individuare i destinatari e definire gli obiettivi
    3. programmare le azioni/attività necessarie
    4. attuare strumenti di monitoraggio, valutazione e verifica.